Pietro Grandis: Equitazione senza confini

Salire su quel treno che non passerà una seconda volta. Essere disposti a lasciare tutto per cogliere la propria occasione. Pietro Grandis racconta la sua esperienza.” 

Lasciare la propria casa, la famiglia, gli amici, il paese in cui si è nati per inseguire il proprio sogno e cogliere quell’opportunità che forse non tornerà mai più. Ovunque essa si trovi, magari a pochi chilometri da casa, in un’altra città, in un’altra regione oppure in un altro Paese. Disposti a cambiare vita, rinunciare alle proprie comodità, alle abitudini, alle sicurezze, per una nuova avventura all’insegna della realizzazione dei propri sogni. Pietro Grandis racconta cosa lo ha spinto, come e perché sei anni fa ha lasciato la sua città, Albissola in Liguria, alla volta della scuderia di Michael Jung, in Germania.

La storia di Pietro Grandis nel Concorso Completo, Pietro Grandis: Equitazione senza confini
Sessione di allenamento per Michael Jung e Pietro Grandis alla Reitshule Jung, 2020

Ogni cosa ha il suo prezzo

Sono partito il 18 dicembre del 2014 dall’Italia, da casa mia ad Albissola. La sera prima ero in giro con i miei amici e ricordo che non ho spiccicato una parola. Alle tre di notte sono partito con la macchina di mia mamma e con 650 chilometri da fare. Avevo 19 anni e parlavo un inglese meno che scolastico.

Invece di arrivare a mezzogiorno, come previsto, sono arrivato alla una e mezza. Ero preoccupato, già in ritardo… Ho incontrato due ragazzi in scuderia che mi hanno accolto e poco dopo è arrivato Michael; ha iniziato a mostrarmi e spiegarmi… non capivo nulla. Gli ho detto solo “capisco poco, ma lavoro tanto”.

“Ci si trova tra gente di cavalli,
tutti disposti a fare sacrifici e impegnarsi
perché è gente che i cavalli li ama davvero.”

Alle due del pomeriggio abbiamo iniziato a lavorare. Avevo preso una stanza in un B&B in un sottotetto, senza cucina. A mezzogiorno praticamente non mangiavo. I ragazzi della scuderia mi accompagnavano al supermercato ma non trovavo nulla, abituato a mangiare a casa mia… Mangiavo sandwich oppure da McDonald. Alla sera invece andavo in un ristorante italiano i cui proprietari mi avevano praticamente adottato accogliendomi ogni sera e facendomi lo sconto. Ricordo il freddo, il telefono che non prendeva, la macchina che di notte congelava e ogni mattina avevo paura che non ripartisse e non riuscissi ad andare in scuderia.

Dopo tre settimane ricevetti da Michael la conferma che potevo restare. Avevo superato la prova. E così mi misi a cercare casa.

[…]

di Susanna Cottica | Direttore Responsabile di Cavalli&Cavalieri

Preview dell’articolo dedicato a Pietro Grandis nel prossimo numero di Marzo 2021 di Cavalli&Cavalieri

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