Intervista a Sara Morganti: sport, passione e motivazione.

Nell’equitazione si gioca alla pari da sempre. Parliamo di sport, passione e motivazione: l’intervista di Sara Morganti.

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Sara Morganti, classe 1976, è una delle amazzoni italiane che più ispirano l’intera nazione. Grazie alla sua determinazione, forza e resistenza sta vivendo il suo sogno e dimostrando che il sacrificio e la dedizione ricompensano sempre.

Cosa sognavi da bambina? Hai sempre voluto diventare un’amazzone o desideravi altro per il tuo futuro?


Da piccola sognavo di diventare una ballerina. Abitando in un piccolo paese nella provincia di Lucca non avevo la concreta possibilità di prendere lezioni, quindi mi sono dedicata ad altro. Ho sempre amato moltissimo tutti gli sport e per questo facevo tutto quello che mi capitava: atletica, salto ostacoli, salto in lungo ecc. Ho iniziato ad andare a cavallo a 13 anni, seguendo l’esempio di mia sorella maggiore che aveva iniziato a prendere lezioni qualche tempo prima. Da quando sono salita in sella, non sono più scesa!

Che ruolo ha avuto la famiglia nella tua carriera?

La mia famiglia ha sempre avuto un ruolo importantissimo nel mio percorso sportivo. Ho una famiglia molto grande, i miei genitori ci hanno insegnato fin da piccoli che c’è bisogno di impegno e determinazione se si vogliono ottenere dei risultati. Qualunque sarebbe stata la strada che avrei intrapreso, non l’avrei raggiunta senza sacrifici. Nulla va lasciato al caso.


I regali di Natale, per esempio, erano solo a Natale. Quando andavo bene a scuola i miei erano felici, ma non c’era il premio per aver fatto bene perché quello era il mio dovere. Questo atteggiamento mi ha trasmesso un modo di affrontare la vita che è quello che mi ha portato ad ottenere i risultati di oggi, e per questo li ringrazierò sempre.


Non ci sono strade alternative, l’unico modo per farcela è con impegno e sacrificio.

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Come dovrebbe essere uno sportivo secondo te?

Prima di tutto deve essere uno Sportivo con la S maiuscola, con tutto ciò che implica: gioia quando si vince, saper accettare la sconfitta, fair play.

Resiliente, perché serve molta resistenza e capacità di rialzare la testa. Uno sportivo deve avere una forte motivazione intrinseca che parte da dentro, e la forza che ti spinge a fare sacrifici. Se viene dall’esterno non ha lo stesso risultato.

Infine direi coraggioso, perché deve intraprendere un’attività che ha molti punti interrogativi e devi essere disposto ad affrontarli.

A proposito di fair play, nel corso della tua carriera, ti ricordi un momento in cui una tua “collega” ti ha sostenuto?

Sì il sostegno da parte delle donne che praticano il mio stesso sport è molto importante, ma è ancora più bello quando lo ricevi dalle tue dirette rivali. Ed è una cosa straordinaria che a me è successa in questi anni, ricevere il sostegno e le congratulazioni da parte di atlete avversarie dirette e di altre nazioni.

Questa per me è una bellissima forma di sostegno reciproco. Questo per me è essere sportivi: riconoscere che qualcun altro può fare meglio di te e sostenerlo.

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Vuoi citare delle donne che stimi e che sono un’ispirazione nel mondo dello sport in generale?

Non perché sono di parte, ma uno dei miei idoli è Laura Conz. Lei è il tecnico sportivo che mi segue ed è l’esempio della donna che si realizza nello sport e nella vita ai massimi livelli. Ha fatto tantissimo, non so nemmeno come faccia a portare avanti tutto quello che fa. Sarà sempre una delle persone che ammiro di più.

Un’altra donna che ammiro molto è Sara Simeoni, che ho conosciuto proprio un 8 Marzo a Lucca ad una conferenza. Durante il suo intervento disse che quando ha vinto le olimpiadi di Mosca e ha fatto il record del mondo nel salto in alto era l’unica donna in mezzo a moltissimi uomini! Dobbiamo essere consapevoli del fatto che noi raccogliamo i frutti di queste donne che come lei hanno lottato affinché noi potessimo avere pari diritti. Non posso che ammirare tutte quelle donne che molti anni fa erano le uniche a praticare sport ad alti livelli insieme agli uomini.

Nel corso della tua carriera ci sono stati due periodi di stop, uno subito dopo i Campionati del 2006 a causa della malattia, e quando hai fratturato tibia e perone nel 2011. Come sei riuscita a motivarti a tornare in sella?

Sì, il mio primo stop nel 2006 è stato perché ho deciso di seguire delle cure per il dolore neuropatico, che è un dolore che non può essere curato con i normali antinfiammatori e molto spesso nemmeno con cure più pesanti. Sono stata a riposo per vedere se la situazione sarebbe migliorata, ma dato che completamente ferma non so stare, in quel periodo mi sono laureata. Almeno il cervello l’ho fatto lavorare!

Quando mi sono resa conto che la situazione non stava migliorando, ho ripreso ad allenarmi. Se proprio devo stare male, almeno vado a cavallo! Il 2 Giugno 2011 ho subito una grave frattura a tibia e perone cadendo da cavallo. Ad Agosto ci sarebbero stati gli Europei e mi era stato proibito di partecipare perché dovevo tenere a riposo le gambe, a causa dell’intervento subito. In realtà sono andata lo stesso, e sono arrivata quarta.

Non c’è una formula o una favola che puoi raccontarti, l’unica motivazione che ti spinge ad andare anche oltre le tue proprie forze fisiche è la passione.

Che consiglio ti senti di dare alle donne per aiutarle a credere di più in se stesse?

Devono proprio crederci e avere la capacità di sognare cose che sembrano irraggiungibili. Quelli che sembrano dei limiti invalicabili in realtà possono essere trasformati in ostacoli che si possono aggirare. Se uno ha tanta passione e si impegna si può fare. Bisogna essere disposti a metterci tutto.


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